CARITAS DIOCESANA: LETTERA APERTA AI SACERDOTI

CARITAS DIOCESANA: LETTERA APERTA AI SACERDOTI

Al termine di queste festività natalizie, l’equipe della Caritas diocesana sente la necessità di ringraziare quanti a vario titolo hanno contribuito a rendere questa ricorrenza, non un semplice momento di consumismo, ma una fucina di solidarietà, una fabbrica di amore. Un pensiero particolare va ai Sacerdoti che durante queste festività hanno deciso di unirsi ed evidenziare uno degli aspetti più belli del Sacerdozio, l’amicizia; un cammino che sta seriamente intraprendendo la nostra Chiesa cercando una risposta alle sfide come Chiesa “sinodale”. Il termine syn-odos ci suggerisce una duplice immagine: la capacità di camminare insieme come un padrino che accompagna a ricevere la Cresima un ragazzo con la mano sulla spalla o due grandi amici che camminano a braccetto lungo le strade della vita, e l’incrocio delle strade. Una chiesa “sinodale” è un corpo in cui le strade percorse dalle sue membra sono sì rette parallele, per la capacità di camminare insieme, ma si incrociano e convergono con altrettante rette parallele, in un incrocio di strade che accresce e semplifica il percorso a tutti. Noi laici siamo certi che se riuscirete a riscoprire ed incrementare la sinodalità, la nostra Chiesa locale e le nostre comunità parrocchiali non disperderanno più a vuoto le energie, trovandosi stanche e appesantite, ma saranno invece rivitalizzate, corroborate, tonificate. Dietro questa scommessa c’è una verità più profonda, l’intuizione di Gesù da cui è nata la stessa Chiesa: “perché tutti siano una cosa sola; come Tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). Il valore della Chiesa non si misura su quello che fa o su quanto fa. Nella storia essa si è trovata anche a supplire le istituzioni in alcuni casi. Forse ancora oggi essa è cercata come fattore di aggregazione, come elemento che difende una identità culturale e di paese, creando vere ed efficaci collaborazioni tra le istituzioni per il bene di tutti. Viene anche oggi spontaneo chiedere, di fronte a qualche bisogno: che fa la Chiesa per i giovani, per le famiglie, per gli anziani, per i poveri …? L’operazione dell’addizione non funziona più: le nostre parrocchie non ce la fanno più a mantenere ciò che si è sempre fatto aggiungendo nuove iniziative, perché è sempre più faticoso trovare nuove disponibilità. La Chiesa ha senso per quello che è: se fa tante cose slegate tra loro e nella rivalità o nella competizione, non sta annunciando Gesù Cristo, se opera come famiglia unita, nella concordia, in ciò che fa si rispecchia quello che è. Il Popolo di Dio chiede a gran voce che tutte le Comunità della diocesi siano Una, affinché non possa il fedele essere disorientato. Le attitudini e i talenti sono e rimarranno diversi, e certamente sono una ricchezza della Chiesa, ma rimarranno tali solo se messi a disposizione di tutti in modo che tutti ne possano usufruire. Papa Francesco ha detto: “È necessario che la parrocchia passi da comunità di recinto a comunità di pascolo”. Ed è quello che hanno realizzato i quattro Sacerdoti. Grazie don Paolo, grazie don Luciano, grazie don Osvaldo e grazie don Mario. Grazie per il vostro impegno e ci auguriamo che segni di collaborazione, corresponsabilità e condivisione possano crescere sempre di più.

L’equipe della Caritas diocesana

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